The end

Da qualche giorno non scrivo più in questo blog, e non lo farò neppure nel futuro. Di fatto è chiuso. Ciò che penso e che vedo si trova su un nuovo spazio, il cui indirizzo è:

francescotavanti.blogspot.it

Grazie

Francesco

 

Aspettando la neve dell'anno scorso

Non tutti l'amano. Chi pensa agli olivi, chi al traffico, chi alle persone che non verranno a lavorare e agli ordini che non partiranno. E' cmq una bella scusa per staccare, per riposarsi, per lasciare l'auto ferma e camminare. Incontrare i vicini di casa, giocare con i bimbi, ripararsi dal freddo dentro vestiti esageratamente ingoffanti e di fronte a focolari ingordi.
In un inverno troppo mite questo freddo siberiano é l'illusione che nulla sia cambiato. Che il freddo c'è ancora, alla faccia dei cambiamenti climatici e dell'effetto serra.
Certi argomenti sembrano démodé, ormai ci stiamo assuefando e normalizzando. I ragazzini ti guardano attoniti e incuriositi nell'apprendere che non e sempre stato cosi. Tutti gli argomenti causa della rottura climatica...

 

Quando arrivai

Mi ricordo, quando ero nuovo, e chi oggi non c'è più, non era vecchio, ma prossimo alla mia età attuale. 

Mi ricordo della luce quando arrivai. Dell'energia di chi guardava lontano, indicandomi con lo sguardo la mia prossima strada futura.

Mi ricordo chi sarei voluto diventare, dove volevo andare, chi avrei affiancato. 

Non erano certo ne luoghi, ne volti, ne situazioni alcune, ma piuttosto sogni. Nulla di più falso.

Preferisco pochi attimi di consapevolezza, comunque essa sia, che una vita d'incoscienza.

 

L'inverno

 

February

 

William Wordsworth

Il Paradiso è dentro di noi, da qualche parte nell'infanzia.

 

Ogni qual si voglia Ghibellina

Ogni qual volta finisce la Ronda Ghibellina provo un senso di disgusto, di stanchezza nel parteciparvi, e mi prometto che dopo tre edizioni posso passare ad altre mete. Che in fondo non è così bella come molti dicono, e che la stessa organizzazione è migliorabile e non poco. Penso al ristoro finale, fatto di crostatine confezionate al cioccolato ed alla marmellata, oltre al the caldo. Decisamente insufficiente per ricostituire l'energia degli atleti dopo 27 Km di vera fatica. Quest'anno arrivato in piena crisi di fame, lo faccio presente, mi sento in diritto per me e per gli altri. Una partecipante mi appoggia, rispondendo alle signore dell'organizzazione che mi avevano chiesto cosa mancasse. "Tutto: frutta, dolci, crostini, succhi di frutta" interviene prontamente. Nessuno vuole la polemica e la cosa finisce lì. Insomma mi doccio, e in macchina con le gambe a pezzi ripenso alla mattinata e a chi nell'Ultratrail deve ancora arrivare. Li accompagno con il ricordo della passata edizione. Ripercorro ogni salita ogni sentiero. Guado fiumi, scivolo tra le stradine medioevali, circuisco castelli, mi lascio cadere nel bosco per poi sorvolarlo come il Drone utilizzato per le riprese sulla partenza.
Parlo con chi incontro, salto muretti, cammino e corro. Pianifico i rifornimenti in autonomia, mi sfamo avidamente di arance e frutta offerte nei punti più arditi. Mi spoglio e mi rivesto, mi riallaccio le stringhe. Cerco di ascoltare ogni cosa. Di osservare volti, marche di scarpette e racchette. Valuto morfologie altrui, alla ricerca della biometrica ideale per questa disciplina. Uomini e donne, giovani e anziani, accenti del nord e del centro-sud. Chi neofita chi veterano. Qua e là qualche polemica, relativa alla segnaletica e ai sorpassi di chi, non rispetta la fila indiana al passo. Cerco di farmi un'opinione se sia giusto o meno sorpassare, quando obbligati dal singletrack, aspettiamo il nostro turno. Boh! Preferisco allungare il pensiero, tenere in sospensione la riflessione, per concludere senza darmi una risposta, ritrattando la personalissima convinzione che: in fila non si sorpassa. E' la sospensione della corsa, l'instante dove entrambi i piedi non toccano terra, la strada come meta finale, allontanando il traguardo e con esso l'abbandono della fatica. Starci dentro fino in fondo, consapevolmente, coscienziosamente. Fare ciò che possiamo. Rallentare se necessario, perdere obiettivi e velleità agonistiche. Perché ciò che davvero conta, lo dico per me, è correre, farlo fino dove possiamo come Forrest Gump. Avere un approccio Panteistico, dove il D'io lo si trova in ogni tratto della natura, e per eccesso smarrirsi, smaterializzarsi in miliardi di molecole. Provo quasi fastidio nel percepire eccessi d'agonismo, traditi da ansia ed escamotage vari. Mi chiedo se è invidia nel non poter ambire a posizioni avanzate. La risposta, sta in 25 anni di corsa, passati a rincorrere più il tempo libero per allenarmi che risultati in quella o quell'altra gara. Sta nel sentimento paritetico, che mi accompagna sia quando arrivo dietro che davanti ai miei compagni. Ciò che vado cercando sono emozioni semplici e vere. Ed è per tale ragione che l'anno prossimo tornerò nella Valle, magari di nuovo nella 44, a rincorrere sogni di autenticità, che pochi luoghi come questo possono donarti. Francesco

 

Vanità



Nel linguaggio comune, il termine vanità indica un'eccessiva credenza nelle proprie capacità e attrazione verso gli altri. Prima del XIV Secolo non aveva alcun significato narcisistico, ma era considerata una futilità. Il relativo termine vanagloria oggi è visto come un sinonimo arcaico della vanità, un'ingustificata vanteria; sebbene il termine gloria oggi ha assunto un significato prevalentemente positivo, in latino il termine gloria (dal quale deriva la parola in italiano) significa approssimativamente vanteria, ed aveva spesso un significato negativo. In ambito filosofico, la vanità si riferisce ad un più ampio senso di egoismo e superbia. Friedrich Nietzsche scrisse che, secondo lui, "la vanità è la paura di apparire originali: perciò è una mancanza di superbia, ma non necessariamente di originalità". In uno dei suoi aforismi, Mason Cooley disse che "la vanità, nutrita bene, diventa benevola. Se affamata, diventa maligna". In molte religioni la vanità, nel suo significato più moderno, è considerata come una forma di auto-idolatria, nel quale l'individuo rifiuta Dio per la sua propria immagine, e di conseguenza non gli viene più concessa la grazia divina. Le storie di Lucifero, di Adamo ed Eva, di Narciso e di vari altri accompagnano i protagonisti verso l'aspetto insidioso della vanità stessa.

 

To be, or not to be, that is the question

« Essere, o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Morire, dormire… nient’altro, e con un sonno dire che poniamo fine al dolore del cuore e ai mille tumulti naturali di cui è erede la carne: è una conclusione da desiderarsi devotamente. Morire, dormire. Dormire, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo, perché in quel sonno di morte quali sogni possano venire dopo che ci siamo cavati di dosso questo groviglio mortale deve farci esitare. È questo lo scrupolo che dà alla sventura una vita così lunga. Perché chi sopporterebbe le frustate e gli scherni del tempo, il torto dell’oppressore, la contumelia dell’uomo superbo, gli spasimi dell’amore disprezzato, il ritardo della legge, l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo che il merito paziente riceve dagli indegni, quando egli stesso potrebbe darsi quietanza con un semplice stiletto? Chi porterebbe fardelli, grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa, se non fosse che il terrore di qualcosa dopo la morte, il paese inesplorato dalla cui frontiera nessun viaggiatore fa ritorno, sconcerta la volontà e ci fa sopportare i mali che abbiamo piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti? Così la coscienza ci rende tutti codardi, e così il colore naturale della risolutezza è reso malsano dalla pallida cera del pensiero, e imprese di grande altezza e momento per questa ragione deviano dal loro corso e perdono il nome di azione. »

 

Persone silenziose

 

È presto

Non un segno ma un sentore di primavera.

 

Boh

Fulgida nei miei ricordi la sua chioma. Come grano maturo ondeggia sinuoso al muoversi del corpo sensuale e triste come i suoi pensieri. La tenerezza nascosta e protetta, aspetta colui che la liberi.

 

Senza coraggio non c'è verità. Mogol

 

Isola di Capraia

Lo scintillio della luce nell'acqua come quello del cinguettio tra le piante, mi riportano alla mente i mattini tiepidi di inizio estate. La macchia mediterranea, si estende nelle coste continentali come in quelle dell'innumerevoli, ma non infinite isole raccolte fra gli spauriti arcipelaghi. Le sue essenze, basse ed ispide, dalle bacche profumate, si affacciano, protese verso la tavolozza dalle numerosissime sfumature del blu. Isole, sole come il sole.  Francesco

 

Gli orizzonti lontani non tornano più

 

Rêve d'enfant que nous sommes...

Ho scelto questa foto, che ho scattato ieri, perché mi sembra un dolce natalizio di Marzapane, ricco di glassa e zuccherini colorati.

 

Edipo e il tradimento


Svegliarsi in piena notte, da un sogno terribile, significa squartare con una sciabola una noce di cocco, dove il guscio rappresenta il conscio e la polpa l’inconscio. Il liquido emorragico è frutto di un infezione provocata dalla non compenetrazione fra questi due tessuti.
Chi tradisce è perché teme a sua volta di essere tradito. Attraverso l’amante si pone esso stesso in una condizione di amante nei confronti del partner ufficiale. Ovvero va a colmare e prendere il posto di colui di cui si può innamorare la moglie, sottraendola a se stesso. In questa maniera trova, apparentemente, quella pace tanto desiderata. Il suo scopo è quello di venire meno ad un meccanicismo, regressivo, ripetitivo, appreso tra le mura della famiglia d’origine. E’ il genitore di sesso opposto che innesca attraverso un ritmo ciclico, atteggiamenti di seduzione e tradimento. L’amore che la madre o il padre dedicano rispettivamente al figlio o alla figlia, viene costantemente tradito dal ritorno a casa del marito o della moglie. In questa maniera i figli maturano verso il genitore dello stesso sesso gelosia ed un’invidia, perché rappresenta, ciò che loro per distinguersi al fine di rappresentare un’alternativa per il genitore amato, non potranno mai essere, generando così dentro se stessi un vuoto inviolato e patologico, un nucleo patogeno, di cui i guardiani sono i sentimenti sopra citati. La stessa masturbazione, con fantasie verso terze persone, pone l'individuo in una posizione di adultero, che permette momentaneamente di sottrarsi dal genitore amato, e bilanciarsi con quello traditore.
E’ spesso il partner nella vita, un’alternativa al genitore amato e traditore, ma che non può da solo essere totalmente rassicurante, in quanto il nucleo patogeno ricomincia a sanguinare ogni qual volta che si ripete il meccanismo seduttivo/traditore da parte del genitore. Nessuno può salvarsi da solo, ma da solo deve guarirsi. Francesco

 

Al ricordo dell'estate

Muscoli, tatuaggi invadenti ed insolenti. Corpi giovani ed altri aspiranti tali. Occhi del nord vicino a capelli e carnagione del sud. La musica dialettale dei Livornesi è il suono armonico del mare che s'incontra con quello duro della terra. La meridionalizzazione nelle parole di tanti adolescenti figli degli operai della Solvay. I colori artificiali degli ombrelloni, sospesi fra tutti i toni dal bianco al blu della spiaggia, del mare, e del cielo. Senza soluzione di continuità fra riflessi accecanti della sabbia ed oscuranti dell'orizzonte. Gente dura nell'aspetto ma gentile ed accogliente nei modi. Le ciminiere dietro la duna. Attraverso le pensiline Liberty del Club Canottieri, in lontananza il promontorio anch'esso Belle Époque di Castiglioncello. Set del Sorpasso di Dino Risi e di molti Macchiaioli  che qui trovarono la luce ideale a curare i loro malesseri. Devo dire un bel meltinpot complesso da decifrare, piacevole d'accettare.

 

Calendario 2013

Un anno da ricordare ma anche da dimenticare. Tutti ben ordinati come plotoni e visibili come i continenti in un planisfero, i mesi del 2013, con i loro giorni disposti in ranghi, son desiderosi di schizzarmi addosso ciò che in loro è successo. Assumono i colori dei ricordi stagionali. La montagna bianca, il mare scintillante, il grano dorato, il verde delle prime foglie che vestono il bosco, gli antociani che cangiano l'autunno. I compleanni, le difficoltà sul lavoro, l'inizio e la fine della scuola. Alcuni sono malinconici, altri intimi, altri ancora adolescenti. Le notti stellate, i pomeriggi afosi, i bagni nei fine settimana di luglio. Son sempre loro come negli anni trascorsi e in quelli venturi. Son sempre loro, i numeri in questo caso, che si rigirano a turni settennali i giorni della settimana. La domenica la più ambita. Di solito si carica di qualche ricordo in più, con la sua scia di sabato e venerdì. Gli altri quattro i "sinottici" sono lì per incensare gli altri tre. È un gioco di squadra, se non ci fossero i primi i secondi perderebbero il loro fascino. File parallele. Ranghi settimanali, marciano all'infinito, spesso i primi incompleti.

 

Malinconia. LC

La malinconia ha le onde come il mare ti fa andare e poi tornare ti culla dolcemente la malinconia si balla come un lento la puoi stringere in silenzio e sentire tutto dentro è sentirsi vicini e anche lontani è viaggiare stando fermi è vivere altre vite è sentirsi in volo dentro gli aereoplani sulle navi illuminate sui treni che vedi passare ha la luce calda e rossa di un tramonto di un giorno ferito che non vuole morire mai sembra quasi la felicità, sembra quasi l'anima che va il sogno che si mischia alla realtà puoi scambiarla per tristezza ma e' solo l'anima che sa che anche il dolore servirà e si ferma un attimo a consolare il pianto del mondo ferito che non vuol morire mai e perdersi tra le dune del deserto tra le onde in mare aperto anche dentro questa città e sentire che tutto si può perdonare, che tutto è sempre uguale cioè che tutto può cambiare è stare in silenzio ad ascoltare e sentire che può esere dolce un giorno anche morire nella luce calda e rossa di un tramonto di un giorno ferito che non vuole morire mai sembra quasi la felicità sembra quasi l'anima che va il sogno che si mischia alla realtà puoi scambiarla per tristezza ma è solo l'anima che sa che anche il dolore passerà e si ferma un attimo a consolare il pianto di un amore ferito che non vuole morire mai