Il sogno continua...
Presente
Il presente non esiste. Nel momento stesso che lo pronunciamo appartiene al passato. I tempi sono questione morale ancor prima di temporale. Il presente è una condizione di passato o futuro prossimo. E’ uno stato di grazia in cui la parola identifica una condizione di risveglio spirituale. Presente perché non assente. Attento, vigile. Lo si può essere solo in quella zona vicina, più imminente possibile, hai due grandi tempi, quello dei ricordi e quello delle speranze.
Francesco
Politeama "l'Universale"
Francesco
"E' il mondo intero una ribalta..." quando un giorno provai a citarlo in classe in una scuola sperduta di campagna, ci fu chi subito mi ricuso, denunciando che l'avevo letto sopra lo schermo del Cinema Politema. E' forse la più celebre frase Shakspiriana, sicuramente la più conosciuta da noi aretini ex frequentatori del più grande e moderno ex cinema cittadino.
Pensilina semicircolare con locandine nelle teche laterali all'entrata. Hall con altrettante locandine dei film in programmazione. Nell'era pre-internet, l'unico modo di informarsi era, oltre qualche trailer di riempimento negli intervalli televisivi, transitarvi davanti volutamente in un momento di shopping. Le locandine si trovavano anche in una teca nel Corso Italia.
Si andava solitamente in compagnia, della famiglia "al Tempo delle Mele", degli amici per "Ritorno al Futuro" della fidanzatina per "Gost". I primi ci pagavano l'entrata, con i secondi era alla romana, nel terzo caso, dipendeva. Erano gli anni della saga di Rocky e Rambo. Quell'attore dal cognome italiano che si alternava fra pugile emergente ed Veterano del Vietnam emarginato ed incompreso dall'ingrata società americana. Qua e là vacanze estive ed invernali dei fratelli Vanzina. Fra i propedeutici non vorrei dimenticarmi il malinconico ET e la fantastica "Storia Infinita".
Due ore, due laghi...Agosto 2012
Francesco
Due ore, due laghi quello di Levico e Caldonazzo, due culture quella Trentina e quella Tascana, due colture il mais e il grano. Due discipline sportive: io podista loro ciclisti, due condizioni quella precedente di infortunato e quella attuale in riabilitazione. Giocando con le parole (trascurando il Latino), in-fortunato, può essere letto come "essere dentro la fortuna". La fortuna di scoprire, in sua assenza, la bellezza e l'indispensabilità di questo sport.
E'una bella giornata, in mezzo ai meleti mi tolgo la canotta. E' caldo, tiepido.
La mente mi porta alle batterie del Decathlon sui 1500. Ai loro tempi migliori, superiori a quando correvo su quella distanza. Che ne facciano altre nove di specialità non importa, anch'io potevo essere lì nello stadio olimpico. Ma di quella gara mi ha colpito un'altra cosa: nella linea di partenza quasi tutti gli atleti di diverse nazionalità, avevano la stessa identica canotta della Nike. La stessa marca di quella che mi ero appena tolto.
Stesso layout diversi colori e nomi delle nazioni. Tanto che li per li ho pensato "ingenuamente" che fosse stata l'organizzazione londinese ad aver fornito a tutti la Divisa (mai come questa volta Unita). La canotta dell'olimpiade 2012. La grande nazione Nike più forte e potente di Usa, Russia, Germania e Inghilterra. Nel medagliere olimpico i sui atleti hanno conquistato piu medaglie di chiunque altro. Istintivamente mi giro verso mio figlio, dicendogli che all'indomani saremmo andati ad acquistarne una. Poi il sorgere di questi pensieri mi ha fatto desistere dal farlo.
Badia Prataglia
...allora non iscorgenvasi quassù che vasti deserti e profonde solitudini, valloni muscosi, ricoperti di lussureggiante vegetazione, nei cui seni non udivasi che il ritmo flebile ed uniforme delle acque sonanti tra i massi di quarzo e di arenaria, al quale faceva eco dalle serene regioni dell'aria il grido delle aquile e degli astori, librantisi a picco sui profondi cupi abissi...
Don Parisio Ciampelli
Acqua aria
È molto che non scrivo in questo blog. I video musicali hanno per semplicità preso il posto a pensieri personali ed estemporanei. Questa sera prosopopeica è la pioggia, che bagna il suolo e mi sussurra che l'aridità è ormai finita. Nelle colline, come soldati, paralizzati dal gelo, sono molti gli alberi secchi nel tipico rigor mortis marrone. Là, folgorati dalla siccità senza tregua. Percossi dai venti caldi. Le cui radici ben presto si sono dovute arrendere alla mancanza d'acqua. Ed ecco che stasera è tornata incessante con indifferenza. "Mi sono assentata per qualche mese" sembra dire, giustificandosi, in una notte bellissima. Come se fosse sostituibile con qualcos'altro. E allora io la odio, come un bambino tiene il broncio alla mamma che lo ha tradito distogliendogli la sua attenzione. In fondo la amo, non riesco a detestarla. Perché: cipressi, pini, quercie e lecci si sono dovuti sacrificare! Perché oggi in una notte autunnale, come da tempo non se ne vedevano, dobbiamo essere più soli. Perché solo alcuni nei tipici viali, si sono esautorati. Perché solo alcune nelle siepi sono perite. Eppure le loro radici nell'oscurità si sono trovate, scontrate, sovrapposte, attorcigliate. Si può credere ad una coscienza vegetale collettiva, in cui il "Consiglio d'Emergenza" decreti la vita di alcuni e la morte di altri? Se davvero l'asse della terra si è spostato e con esso le stagioni tutte in avanti, se davvero è così, cosa ne sarà del nostro immenso patrimonio botanico? "Bacini" artificiali, come quelli spontanei e naturali, saranno necessari e sufficienti a colmare d'affetto il popolo del Regno vegetale? Io vago, disteso sul divano, sotto la pioggia fitta. Ascolto il cadere monotonale, mai noioso, frusciante contro l'aria. Quei 2 idrogeni schierati, frapposti, fra gli ingombranti ossigeni.
Francesco
Ulisse e le sirene
Navigherete; ma il cammino, e quanto
Di saper v'è mestieri, udrete in prima,
Sì che non abbia per un mal consiglio
Grave in terra, od in mare, a incorvi danno
... Alle Sirene giungerai da prima,
Che affascìnan chïunque i lidi loro
Con la sua prora veleggiando tocca.
Chïunque i lidi incautamente afferra
Delle Sirene, e n'ode il canto, a lui
Né la sposa fedel, né i cari figli
Verranno incontro su le soglie in festa.
Le Sirene sedendo in un bel prato,
Mandano un canto dalle argute labbra,
Che alletta il passeggier: ma non lontano
D'ossa d'umani putrefatti corpi
E di pelli marcite, un monte s'alza.
20/08/12 | 0 commenti
Rifugio Vioz
“È bello salire,
perché si dimentica la terra,
si ricorda chi si ama,
e si pensa al cielo.”
Giacomo Maffei
